Gruppo di Lettura Anarchico, edizione Gennaio 2026
Si è svolto, in quel della libreria Lettera22 di Viareggio, il primo incontro del Gruppo di Lettura Anarchico dell'anno 2026. Come sempre diverse e interessanti le proposte dei partecipanti e altrettanto stimolanti le discuossioni intorno a ogni libro presentato, sorseggiando un caffè o accompagnando con noccioline e patatine un buon aperitivo.
Sette i romanzi portati in questo incontro del 30 gennaio 2026, di diverso genere:
Inventario di quel che resta dopo che la foresta brucia di Michele Ruol ed. TerraRossa
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Hotel Silence di Audur Ava Ólafsdóttir ed. Einaudi
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Le Perfezioni di Vincenzo Latronico ed. Bompiani Tutti vorrebbero la vita di Anna e Tom. Un lavoro creativo senza troppi vincoli; un appartamento a Berlino luminoso e pieno di piante; una passione per il cibo e la politica progressista; una relazione aperta alla sperimentazione sessuale, alle serate che finiscono la mattina tardi. Una quotidianità limpida e seducente come una timeline di fotografie scattate con cura. Ma fuori campo cresce un'insoddisfazione profonda quanto difficile da mettere a fuoco. Il lavoro diventa ripetitivo. Gli amici tornano in patria. Il tentativo di impegno politico si spegne in uno slancio generico. Gli anni passano. E in quella vita così simile a un'immagine – perfetta nel colore e nella composizione, ma piatta, limitata – Anna e Tom si sentono in trappola, tormentati dal bisogno di trovare qualcosa di più vero. Ma esiste? Vincenzo Latronico torna alla narrativa con una storia lucida e amara di sogni e disillusioni, una parabola sulle nostre vite assediate dalle immagini dei social media e sulla ricerca di un'autenticità sempre più fragile e rara.
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Asya e Manu hanno lasciato i loro paesi e le famiglie d’origine e raggiunto una grande città. Una condizione oggi comune alla gioventù, alla ricerca di un proprio posto nel mondo e attratta dall’idea di ridefinire liberamente la propria esistenza, senza gli usi e i costumi delle generazioni precedenti.
Come coloro che non hanno radici nel luogo in cui vivono, Asya, documentarista, e Manu, impegnato in un ente non-profit, sono sedotti dalla città che li ospita, frequentano caffè e case di amici, si immergono nella cultura locale con lo sguardo curioso e interrogativo di antropologi, affascinati dalle abitudini e dai comportamenti altrui e con il desiderio di comprendere come trovare bellezza e felicità nella precarietà della loro esistenza.
Lontani, giungono gli echi delle vicende dei familiari, i genitori che invecchiano, i nonni che si ammalano, i nipoti che crescono.
Come coloro che non hanno radici nel luogo in cui vivono, Asya, documentarista, e Manu, impegnato in un ente non-profit, sono sedotti dalla città che li ospita, frequentano caffè e case di amici, si immergono nella cultura locale con lo sguardo curioso e interrogativo di antropologi, affascinati dalle abitudini e dai comportamenti altrui e con il desiderio di comprendere come trovare bellezza e felicità nella precarietà della loro esistenza.
Lontani, giungono gli echi delle vicende dei familiari, i genitori che invecchiano, i nonni che si ammalano, i nipoti che crescono.
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La contessa di Divier Nelli ed. ed.Passigli
Il libro:
«Ammesso che si possa parlare di classicità per un giallo, e per un giovane scrittore, La contessa è un giallo classico. Il maresciallo Di Martino è un investigatore classico; non gli manca né corpulenza, né il gusto per la buona tavola del suo celeberrimo antenato Maigret.
Quello che rende godibile quest’opera, oltre all’intreccio e a una ben orchestrata scrittura, è la nostalgia: «la Versilia che nel cuor mi sta » è la sua cornice. La antiche costruzioni liberty di legno che a Viareggio costituivano una sorta di scenografia teatrale lungo il viale a mare le ha distrutte un incendio ormai da molte decine d’anni. La città che prende il nome dall’antica Via Regia ha perso la sua fantasiosa cornice e la poesia dei velieri di cui andava fiera; le ha perse con i ‘ragazzi di pineta’ del caso del ragazzo rapito e ucciso alla fine degli anni Sessanta (fu quello il primo ‘giallo’ di Viareggio). La nostalgia del bel tempo che fu coinvolge anche la prima vittima dell’intrigo messo in scena da Divier Nelli e di cui il maresciallo Di Martino deve districare il garbuglio: la ‘contessa’ si godeva i suoi soldi ricercando mobili d’epoca, frequentando il ristorante del celebre caffè Margherita e praticando il sesso in modo poliedrico…»
dalla quarta di copertina di Nino Filastò
«Ammesso che si possa parlare di classicità per un giallo, e per un giovane scrittore, La contessa è un giallo classico. Il maresciallo Di Martino è un investigatore classico; non gli manca né corpulenza, né il gusto per la buona tavola del suo celeberrimo antenato Maigret.
Quello che rende godibile quest’opera, oltre all’intreccio e a una ben orchestrata scrittura, è la nostalgia: «la Versilia che nel cuor mi sta » è la sua cornice. La antiche costruzioni liberty di legno che a Viareggio costituivano una sorta di scenografia teatrale lungo il viale a mare le ha distrutte un incendio ormai da molte decine d’anni. La città che prende il nome dall’antica Via Regia ha perso la sua fantasiosa cornice e la poesia dei velieri di cui andava fiera; le ha perse con i ‘ragazzi di pineta’ del caso del ragazzo rapito e ucciso alla fine degli anni Sessanta (fu quello il primo ‘giallo’ di Viareggio). La nostalgia del bel tempo che fu coinvolge anche la prima vittima dell’intrigo messo in scena da Divier Nelli e di cui il maresciallo Di Martino deve districare il garbuglio: la ‘contessa’ si godeva i suoi soldi ricercando mobili d’epoca, frequentando il ristorante del celebre caffè Margherita e praticando il sesso in modo poliedrico…»
dalla quarta di copertina di Nino Filastò
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Nella carne di David Szalay ed. Adelphi
È un cerchio perfetto la vita di István, che si dipana in un’alternanza di successi e disfatte sullo sfondo della storia europea degli ultimi quarant’anni. Dall’Ungheria a Londra e ritorno, dal crollo della Cortina di ferro alla pandemia, passando per la seconda guerra del Golfo e l’ingresso nell’Unione Europea dei Paesi dell’ex blocco sovietico, la sua è la parabola di un uomo in balìa di forze che non è in grado di controllare: non solo quelle all’opera sullo scacchiere politico del Vecchio Continente, che lo manovrano come un fantoccio, ma anche quelle – istintive – che ne governano la carne, spesso imprimendo svolte decisive alla sua esistenza. Tutto – i traumi e i lutti, i traguardi raggiunti e le potenziali soddisfazioni – lo lascia ugualmente impassibile, pronto a fronteggiare ogni accadimento, dal più fortunato al più tragico, con l’arma del suo laconico: «Okay». E forse è davvero questa l’unica ricetta per attraversare incolumi il tempo che ci è concesso in sorte: solcarlo senza illusioni, abbandonandosi alla corrente. Con questo romanzo David Szalay ci consegna un personaggio insieme magnetico e respingente, un discendente ideale della stirpe di Barry Lyndon e Meursault – e si conferma uno dei più singolari e ironici cantori del nostro acuto smarrimento.
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D'inverno di Katherine May ed. Tea
In una commovente narrazione personale, Katherine May racconta non solo come ha affrontato questo periodo doloroso, ma anche come ha imparato ad abbracciare le inattese opportunità che l'inverno le ha offerto.
La luce può emergere da molte fonti: le celebrazioni di un solstizio e il letargo dei ghiri, la lettura di C.S. Lewis e Sylvia Plath, nuotare in acque ghiacciate e navigare nei mari artici. Piccoli spiragli di leggerezza in cui Katherine May trova la forza per accettare la tristezza, il nutrimento di un profondo riposo, la gioia della bellezza silenziosa della stagione fredda e l'incoraggiamento a comprendere la vita come ciclica, non lineare.
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Per quanto mi riguarda, due di questi titoli sono finiti dritti dritti nella lista dei desideri; gli altri - per quanto interessanti - restano in stand-by, anche perché la wish-list è già bella cicciotta. Sono affetta da tsundoku cronico - non posso farci niente - e so già che dovrò presto scremarla un po'.
E qualcuno di voi, nipotini e nipotastri di Zia Egle, ha letto qualcuno di questi libri? E cosa ne pensate?









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